Lesioni silenziose

Nella mia pratica come terapista Craniosacrale presto sempre particolare ascolto alle varie “stazioni” del corpo per individuare quei traumi che, se non vengono risolti con il passare del tempo, si trasformano pian piano in  “lesioni silenti” .

Potremmo chiamare nello stesso modo i solchi formati nel cervello da vecchi programmi e abitudini mentali che lentamente ci portano a perdere la speranza di guarire quelle parti di noi traumatizzate o lesionate e che si manifestano spesso sotto forma di sintomi come la perdita di interesse e fiducia verso il mondo.

Queste lesioni sono aree isolate nella mente e nel corpo da cui non arrivano più segnali vitali ma che vanno valutate e considerate proprio grazie al loro profondo e anomalo silenzio. Il motivo per cui è difficile individuare queste aree del corpo e’ che si sono disconnesse perché’ hanno perso speranza a causa di traumi subiti o paure irrisolte.

Chiedo sempre, durante la terapia (con la sola forza dell’intenzione, non a voce alta) al corpo del cliente che mi vengano mostrate per aiutarmi ad individuarle e trattarle portandole alla coscienza del suo corpo e della sua mente.

Uno dei segnali più frequenti che mi avvisa della presenza di queste lesioni è che al tatto non sento o percepisco più niente in quella specifica zona del corpo, organo o tessuto ( il ritmo cranio sacrale è fermo). Avverto mancanza di energia, di vitalità, e spesso assenza di calore ….come se ci fosse un’interruzione.

Queste aree un tempo erano delle attive “cisti energetiche” termine coniato dal Dott. John Upledger per definire quelle sacche di energia che si formano nel corpo come risposta non consona a forze fisiche dovute a un infortunio o trauma. Aiutare il rilascio di questo tipo di cisti facilita la memoria del corpo a ricordare l’infortunio ponendo termine alla sua soppressione.

Sono quelle parti che se non vengono trattate è come se avessero rinunciato ad aspettare un cambiamento, impotenti di fronte alla vita perché non credono più nella possibilità di una guarigione o trasformazione.

Molto spesso queste lesioni sono la causa di crisi che portano un individuo alla perdita della fede e al conseguente irrigidimento del proprio modo di pensare.

Trasformando le nostre energie sincronizzandoci su di un piano diverso da quello in cui siamo abituati a vivere, noi terapisti o coach possiamo aiutare il paziente/cliente a percepirsi diversamente e trovare nuove soluzioni creative per trasformare il problema.

Sperimentando insieme al terapista o coach il paziente /cliente impara allargare la sua percezione del mondo e a trasformare coscientemente i propri limiti.

Siamo facilitatori e non guaritori per i nostri pazienti/clienti. Se fossimo guaritori priveremmo della capacità di scelta altri esseri umani prendendoci delle responsabilità che non abbiamo, impedendo loro di crescere utilizzando il loro libero arbitrio. Noi possiamo essere una guida, indicare gentilmente la strada per facilitare la trasformazione del nostro paziente/cliente nel completo rispetto di qualsiasi scelta egli faccia.

La conoscenza è esperienziale e, solo attraverso le esperienze le persone imparano a scegliere. Come facilitatori facciamo in modo di creare nuove esperienze fisiche emotive e spirituali nei nostri pazienti/clienti perché diventino più consapevoli e ritrovino la speranza di poter trasformare i propri limiti dove non riescono a trovare risposte o soluzioni da soli.

Cristiana Durante

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